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Aurora Giovinazzo

Aurora Giovinazzo. Dai passi di danza al set di Freaks Out

Ci sono attrici che scoprono la recitazione da adolescenti, quasi per caso, e ci sono altre che non ricordano nemmeno un momento preciso in cui è cominciato tutto, perché è cominciato semplicemente troppo presto per poterlo ricordare con chiarezza. Aurora Giovinazzo appartiene a questa seconda categoria: romana, nata il 18 aprile 2002, cresciuta nell’Agro romano di Casalotti, figlia di due restauratori che l’hanno accompagnata ai primi provini quando aveva appena tre anni.

Una carriera iniziata da bambina

I primi passi davanti alla macchina da presa arrivano attraverso alcuni spot pubblicitari per marchi come Geox e Paluani. A otto anni, nel 2010, debutta in televisione nella terza stagione di Caterina e le sue figlie, diretta da Fabio Jephcott. L’anno successivo arriva anche il cinema, con il ruolo di Penelope in Immaturi di Paolo Genovese, personaggio che riprenderà nel 2012 nel sequel Immaturi – Il viaggio.

Non è un percorso isolato. Anche la sorella maggiore, Domiziana Giovinazzo, è un’attrice, diventata nota per il ruolo di Elena in Un medico in famiglia. Le due sorelle, cresciute nella stessa casa e nello stesso mestiere, hanno costruito percorsi paralleli, sostenute fin da subito dalla famiglia.

La doppia vita tra set e pista da ballo

C’è un aspetto della vita di Aurora Giovinazzo che raramente emerge nei titoli dei film in cui compare, ma che racconta molto della sua disciplina: parallelamente alla recitazione, è una danzatrice sportiva di danze caraibiche. A nove anni inizia a studiare salsa, merengue e bachata, arrivando a vincere due campionati europei, cinque campionati mondiali e un campionato italiano assoluto, sia come solista sia in coppia, oltre a ottenere due brevetti come insegnante di danza. È un percorso agonistico portato avanti in parallelo a quello attoriale, fatto di allenamenti, gare e disciplina, che difficilmente si intuisce guardando i suoi ruoli sullo schermo.

Il salto con Freaks Out

Dopo anni di ruoli televisivi, tra cui Don Matteo, Il Peccato e la Vergogna e Furore, arriva il momento che cambia la percezione pubblica della sua carriera: nel 2021 interpreta un ruolo in Freaks Out, il film di Gabriele Mainetti ambientato nella Roma occupata dai nazisti, con protagonisti un gruppo di artisti circensi dai poteri straordinari. La performance le vale, nello stesso anno, il Premio RB Casting per la Migliore Attrice Esordiente, consegnato a margine della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, e il Premio ANEC Claudio Zanchi per il Miglior Talento Emergente alle Giornate Professionali del Cinema di Sorrento.

Il 2022 è ancora più denso di riconoscimenti: arrivano la candidatura ai David di Donatello e ai Nastri d’Argento come miglior attrice, insieme a tre premi ulteriori, il Premio Migliore Attrice per la sezione Cinema al Premio Meno di Trenta, il Premio Migliore Attrice Protagonista alla Pellicola d’Oro e il Premio Prospettiva allo ShorTS International Film Festival. Una concentrazione di riconoscimenti che segna, più di ogni altro elemento, il passaggio da giovane interprete di fiction a nome che la critica cinematografica ha iniziato a seguire con attenzione.

Il lavoro con Ferzan Özpetek

La conferma di questo nuovo capitolo arriva con la collaborazione con Ferzan Özpetek, uno dei registi italiani (di origine turca) più riconoscibili per la sua capacità di raccontare relazioni e comunità complesse: Aurora Giovinazzo prende parte a due suoi film, Nuovo Olimpo e Diamanti, lavorando con un autore che sceglie raramente interpreti a caso, e che ha visto in lei qualcosa capace di reggere il peso di narrazioni corali e stratificate.

Un percorso che continua a intrecciare due mondi

A poco più di vent’anni, Aurora Giovinazzo porta con sé un percorso lungo quanto raramente capita di vedere in un’attrice così giovane, iniziato prima ancora di avere la piena consapevolezza di cosa significasse recitare, e costruito parallelamente a una carriera sportiva vissuta con lo stesso rigore. È forse proprio in questa doppia disciplina, quella del palcoscenico e quella della pista da ballo, che si può leggere il tratto più distintivo della sua storia: la capacità di restare fedele a due passioni insieme, senza doverne scegliere una a scapito dell’altra.