Giaele Ronchi. Attrice italiana si fa strada negli States
Ci sono carriere che sembrano nascere da un colpo di fortuna, e altre che si intuiscono, guardandole con attenzione, come il risultato di anni di lavoro silenzioso prima che qualcuno se ne accorgesse. Quella di Giaele Ronchi appartiene alla seconda categoria, una storia che non comincia con un debutto clamoroso, ma con il coro di un teatro, molto prima che il suo nome iniziasse a comparire nel cast di un cortometraggio o di una produzione indipendente.
Milano, prima di tutto
Entra nel Coro di Voci Bianche dell’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi ancora bambina. Si esibisce al Teatro alla Scala. Partecipa alla produzione della Carmen che inaugura la Royal Opera House di Muscat, in Oman. Canta in un concerto diretto dal Maestro Riccardo Chailly, cinquecento persone tra musicisti e coristi sul palco insieme a lei. Sono anni che non insegnano solo la musica, insegnano la disciplina di stare dentro una macchina complessa più grande di te, senza smettere di fare la tua parte fino in fondo.
Poi arriva il teatro, al Teatro Litta. Poi il DAMS a Bologna. Poi, a un certo punto, la decisione che divide davvero una vita in un prima e un dopo, lasciare l’Italia per New York.
Una scelta elettrizzante per lei e l’inizio di un mondo del tutto nuovo.
Quello che nessuno racconta della gavetta
Alla New York Film Academy consegue il Bachelor of Fine Arts in Acting for Film, con l’inserimento nella Dean’s List. Fin qui, la parte che si racconta facilmente. Meno raccontata è la scelta, del tutto sua, di lavorare anche come script supervisor, come costume designer, come truccatrice per effetti speciali, come assistente di produzione. Non lo fa perché le manca altro da fare. Lo fa perché vuole sapere, letteralmente con le mani, cosa succede dietro ogni inquadratura in cui un giorno reciterà.
È una scelta impegnativa, di quelle che rubano tempo ed energie a scapito
di tutto il resto. Ma è come se Giaele Ronchi sapesse già, prima ancora
di doverlo dimostrare, che ogni ora passata dietro le quinte le sarebbe
tornata utile una volta davanti alla macchina da presa. Ed è forse proprio questa scelta a rendere oggi la sua presenza sul set diversa da quella di molte coetanee: conosce il mestiere da più lati di quanti gliene servirebbero solo per recitare.
Partecipa anche a Sketch of New York, lo storico spettacolo comico del Producer’s Club Theater di Manhattan. Recitare comico dal vivo, davanti a un pubblico newyorkese che non le deve nulla, è tutt’altra materia rispetto a un set cinematografico. Chi ha fatto improvvisazione lo sa: o funzioni subito, o il silenzio in sala te lo fa capire in tempo reale, senza sconti.
A Captive Mind, e i premi che arrivano uno dopo l’altro
Il cortometraggio A Captive Mind, in cui interpreta Anabelle, diventa il progetto che raccoglie i primi riconoscimenti concreti della sua carriera: Best Actress all’East Village New York Film Festival, Best Actress ai Milan Gold Awards e una Honorable Mention agli International Gold Awards. Tre giudizi indipendenti, in contesti diversi, che convergono sulla stessa interpretazione: non è un caso isolato, è un pattern.
Recentemente , a luglio 2026 arriva un ulteriore passaggio, molto significativo: la stessa interpretazione la porta tra i sei finalisti di The Actors Awards, categoria Best Performance of Fest, un traguardo che Giaele Ronchi trasforma in vittoria, aggiudicandosi il riconoscimento nella competizione. Un premio che lei ha vinto, dopo una selezione tra finalisti internazionali, pesa in modo diverso da una candidatura. Qualcuno, alla fine, tra nomi diversi, ha scelto proprio il suo.
La curiosità che non si è mai fermata
Quello che colpisce, scorrendo il suo percorso, non è un singolo exploit isolato, ma la costanza con cui continua ad aggiungere strumenti alla propria cassetta degli attrezzi. Oggi Giaele Ronchi si muove tra Europa e Stati Uniti, e ha iniziato a scrivere e a pensare alla regia, oltre che a recitare. Non è un passo scontato per chi ha costruito la propria identità professionale davanti alla macchina da presa: mettersi anche dietro richiede di accettare di essere di nuovo principianti in qualcosa.
Tra le sue ispirazioni dichiarate ci sono Meryl Streep, Anne Hathaway, Zendaya, Jennifer Aniston, e registi come Greta Gerwig, Luca Guadagnino, Tim Burton, Christopher Nolan. Nomi molto diversi tra loro, che raccontano un gusto ancora aperto più che una strada già decisa. Ed è forse proprio in questa apertura, più che in un singolo genere prediletto, che si intuisce dove potrebbe portarla il prossimo capitolo.
Giaele Ronchi ha percorso una strada poliedrica nel mondo dello spettacolo,
e il punto in cui si trova oggi è il risultato di tutte quelle esperienze
messe insieme, non di una sola. È proprio in questa varietà, più che in
un singolo traguardo, che si intuisce dove potrà arrivare.










